Uno sguardo Esperto

La diagnosi dei Disturbi di Personalità nel DSM-5

Disturbi di Personalità

In quest'articolo vogliamo vedere come è cambiata la diagnosi dei Disturbi di Personalità nella V edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM).

Un'innovazione importante che troviamo in quest'edizione, oltre all'eliminazione del Sistema Multiassiale,  riguarda i Disturbi di Personalità che sono stati collocati insieme agli altri disturbi mentali (prima avevamo due assi distinti, uno per i Disturbi Clinici, l'Asse I e un altro per i Disturbi di Personalità, l'Asse II). Sono stati anche istituiti i Disturbi dello Spettro Schizofrenico, dove ora possiamo trovare il Disturbo Schizotipico di Personalità.

È stato un dibattito ampio quello su come considerare i Disturbi di Personalità. Questi potrebbero infatti rappresentare semplicemente delle espressioni “quantitativamente diverse” della personalità di base all’interno quindi di uno spettro di manifestazioni che va da un estremo "normalità" ad un altro "patologia". Queste possono esprimersi in comorbilità con altri disturbi mentali. 
Aiutiamoci con la definizione di Disturbo di Personalità che troviamo nel testo e che riportiamo di seguito:

"Un disturbo di personalità è un pattern costante di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell'individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell'adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione" (American Psychiatric Association, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. Milano: Raffaello Cortina, 2014).

Il Manuale è diviso in 3 Sezioni e i Disturbi di Personalità sono inclusi sia nella Sezione II che nella Sezione III (nella Sezione I troviamo i Principi Fondamentali quindi per ora la tralasceremo). Vediamo di capire meglio. 

Sezione II (Criteri Diagnostici e Codici)

Il modello di classificazione dei Disturbi di Personalità è un modello Ibrido ovvero basato su una valutazione della personalità che combina elementi categoriali (vedi Sezione II) e elementi dimensionali (vedi Sezione III).

La valutazione categoriale è quella che prevede dei criteri diagnostici specifici per ogni disturbo e che definisce l’appartenenza o meno di un individuo ad una certa e sola categoria. Questo ovviamente rappresenta un limite perchè molto spesso un paziente soddisfa i criteri di più disturbi, e allora rientra in più categorie, oppure non soddisfa un numero sufficiente di criteri e in questo caso non rientra in nessuna categoria.

I criteri diagnostici sono delle linee guida per la diagnosi e il loro uso è comunque orientato dal giudizio del clinico. Le sezioni introduttive di ogni Capitolo Diagnostico sono molto utili e possono orientare il clinico nella diagnosi differenziale descrivendo con maggiore precisione gli stessi criteri. Un Capitolo Diagnostico è dedicato alla categorizzazione dei Disturbi di Personalità ed è così strutturato:

DISTURBI DI PERSONALITA' DEL GRUPPO A
Disturbo Paranoide di Personalità
Disturbo Schizoide di Personalità
Disturbo Schizotipico di Personalità

DISTURBI DI PERSONALITA' DEL GRUPPO B
Disturbo Antisociale di Personalità
Disturbo Borderline di Personalità
Disturbo Istrionico di Personalità
Disturbo Narcisistico di Personalità

DISTURBI DI PERSONALITA' DEL GRUPPO C
Disturbo Evitante di Personalità
Disturbo Dipendente di Personalità
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

ALTRI DISTURBI DI PERSONALITA'
Modificazione della personalità dovuta a un'altra Condizione Medica
Disturbo di Personalità con Altra Specificazione
Disturbo di Personalità Senza Specificazione

Sezione III - Proposte di nuovi Modelli e Strumenti di Valutazione. 

Questo capitolo comprende le Scale di Valutazione (dei sintomi trasversali, della gravità dei sintomi e la World Health Organizzation Disability Assessment Schedule 2.0), le Interviste per l'Inquadramento Culturale e, importante per la questione Disturbi di Personalità, un “Modello alternativo del DSM-5 per i disturbi di personalità”. Si tratta del modello che la Task Force incaricata di rivedere la classificazione dei Disturbi di Personalità, aveva intenzione di adottare in maniera esclusiva ma, tante e tali sono state le critiche da parte della comunità scientifica verso questa possibilità che all'ultimo momento, hanno deciso di non rischiare e mantenere il modello alternativo solo come ipotesi.

La valutazione dei Disturbi di Personalità qui è dimensionale e prevede la misurazione (a) del livello di compromissione nel funzionalmenrto della personalità gazie alla scale dei Livelli di Funzionamento della Personalità e (b) l'individuazione/valutazione di specifici tratti di personalità ovvero la diagnosi di Disturbo di Personalita Tratto-Specifico (DP-TS).

(a) Scala dei Livelli di Funzionamento della Personalità. E' una scala che prevede 5 livelli e va da 0 "funzionamento sano" a 4 "compromissione estrema". Grazie a questa scala  posssiamo indviduare due dimensioni: i Disturbi del Sé e il Funzionamento Interpersonale.

I Disurbi del Sé vengono valutati secondo un continuum in relazione a due aree:

  • l’Identità, intesa come l’esperienza di se stessi come soggetti unici e dotati di confini definiti, la stabilità della propria autostima, l’accuratezza della propria auto-valutazione e la capacità di regolare una vasta gamma di emozioni;
  • l’Autodirezionalità, intesa come capacità di perseguire obiettivi a breve termine e scopi di vita coerenti e significativi, l’utilizzo di standard di comportamento interni costruttivi e prosociali e la capacità di riflette in modo produttivo su di sé.

Il Funzionamento Interpersonale, invece, prevede la valutazione di altre due aree:

  • l’Empatia, intesa come comprensione delle esperienze e motivazioni altrui, tolleranza di prospettive diverse e comprensione degli effetti del proprio comportamento sugli altri;
  • l’Intimità, intesa come profondità e durata delle relazioni positive con gli altri, desiderio e capacità di intimità e rispetto reciproco. 

(b) Tratti di Personalità Patologici. Si valuta la presenza di almeno un tratto di personalità patologico. I tratti sono divisi in cinque grandi domini:

  • Affettività negativa (vs. Stabilità emotiva): sperimentare intensamente e frequentemente emozioni negative.
  • Distacco (vs. Estroversione): ritiro da altre persone e da interazioni sociali.
  • Antagonismo (vs. Disponibilità): presentare comportamenti che mettono in contrasto con altre persone.
  • Disinibizione (vs. Coscienziosità): impegnarsi in comportamenti impulsivi senza riflettere sulle possibili conseguenze future.
  • Psicoticismo (vs. Lucidità mentale): avere esperienze insolite e bizzarre.

All'interno di questi 5 domini di tratto vi sono 25 sfaccettature di tratto (trait facets) .


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Il Sistema Multiassiale del DSM

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