Uno sguardo Esperto

Riconoscere una disputa verbale e riuscire ad evitarla

disputa verbale

La vita ci pone quotidianamente di fronte alla necessità di confronto con altri soggetti e nella comunicazione che ne consegue può emergere costantemente il pericolo di una disputa verbale.

Le dispute verbali ci coinvolgono in modo diretto o indiretto tutti i giorni, basta, accendere il televisore per rendersi conto che la maggior parte dei talk show fa audience “buttando” in arena persone che cercano di sopraffarsi tra loro con urla e toni a dir poco ansiogeni.

Questo è un pessimo esempio dei duelli verbali. Bisogna ricordare che il duello verbale è interessante quando l’avversario sa argomentare con intelligenza, quando esprime la sua opinione, seppur contro corrente, in modo esaustivo e forte.

Esiste la figura del “provocatore” che utilizza una modalità comunicativa finalizzata a colpire sul vivo l’interlocutore per vedere se e come reagisce. Di solito il provocatore lo fa in modo consapevole e mirato, in rari casi agisce in modo inconsapevole utilizzando frasi o parole a raffica come se fuoriuscissero dal suo inconscio.

Ci sarà capitato di rimanere spiazzati dinanzi una provocazione improvvisa o un’offesa gratuita, il nostro comportamento qual è stato?

Siamo rimasti sorpresi e di conseguenza abbiamo trascorso molto tempo a rimuginare su quanto accaduto, in quanto, non abbiamo avuto la prontezza giusta nel saper rispondere.

In altri casi manteniamo la rabbia dentro di noi, la reprimiamo cercando un modo per esorcizzarla.

Oppure, non ci lasciamo per vinti e ci difendiamo da quell’attacco, sferrato in modo brusco e imprevisto; così facendo sicuramente ci sarà un’alta probabilità di innescare un conflitto.

Queste risposte emotive sono inefficaci e rappresentano modalità disfunzionali per gestire la rabbia e tutte le emozioni ”negative” che proviamo quando percepiamo di essere stati vittime di offese e provocazioni. Non esiste un protocollo standard che ci togli da situazione spiacevoli.

Un atteggiamento utile è quello dell’essere “assertivi”, attraverso questo modo di operare riusciamo secondo “Alberti ed Emmons”, ad avere «un comportamento che permette a una persona di agire nel suo pieno interesse, di difendere il suo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i suoi diritti senza ignorare quelli altrui».

Per riuscire a gestire meglio questo stato dobbiamo spezzare quegli automatismi ovvero il provocatore vuole sollecitare una risposta dal suo bersaglio, rispondere può far aumentare l’aggressività, rimanere in silenzio per eccesso di educazione può rivelarsi controproducente perché si può essere scambiati per deboli o passivi.

Ciò che bisogna fare è sorprendere il provocatore, perché egli si aspetta qualcosa da te: un’arrabbiatura, una chiusura, uno sguardo ferito, un insulto.

Bisogna sorprenderlo con un gesto inaspettato: ridi, oppure simula indifferenza, o stai in silenzio guardandolo con distacco. Questi comportamenti faranno tornare al mittente la provocazione, con grande soddisfazione.

È importante osservare, prima di agire. Capire la differenza tra reagire e agire è molto importante per non venir sopraffatti.

Agire nei modi e al momento giusto di fronte ad un attacco richiede padronanza di sé e capacità di padroneggiare le proprie emozioni. Qualità, queste, che meritano di essere affinate.

Spesso chi reagisce alzando la voce viene considerato di più rispetto a chi rimane pacato e con tono calmo, il quale più delle volte vien scambiato per debole. Chi è realmente forte interiormente non ha bisogno di aggredire per affermarsi e riuscirà ad essere assertivo ed autorevole.

Una tecnica efficace, molto importante, è la respirazione.

Quando si è vittime di una pesante provocazione, in noi, si genera uno stato di agitazione e di aumento dello stress a causa della rabbia che proviamo in quel momento.

Respirare nel modo corretto, in modo da convogliare quantità ottimali di ossigeno al sangue e al cervello è fondamentale per far sì che l’organismo riprenda a funzionare nella maniera migliore, impedendo ad una condizione emotiva di stress di soggiogare la nostra razionalità ed il nostro benessere.

In nostro cervello quando è sottoposto a stress produce un ormone detto cortisolo, ed è portato ad agire in modo inconsulto, di conseguenza, quando l’ossigenazione del cervello è scarsa, non siamo più in grado di ragionare in maniera lucida e possiamo essere sopraffatti dall’irrazionalità o dalle emozioni negative.

Esistono una serie di atteggiamenti che possono essere gestiti nel modo giusto se riusciamo a riconoscerli tempestivamente.

Un esempio di questi:

    Ci sarà sicuramente capitato che qualcuno con fare spavaldo sia avvicinato molto più di quanto non avremmo voluto. In questo caso, la persona ci ha privato del nostro spazio personale, ci ha privati della nostra autonomia e ha generato in noi rabbia, fastidio e sgomento.
    L’unica cosa da fare è quella di ristabilire le giuste distanze fisiologiche senza indietreggiare, è semplicemente opportuno spostarsi di lato. Riacquisire lo spazio vitale è importante.
    Una situazione particolare è quando siamo vittime di un contatto oculare forzato, cioè siamo vittime di provocazione e sfida. Questo genera imbarazzo e disagio.

Se abbassiamo lo sguardo o se continuiamo a fissare, in una sorta di braccio di ferro continuo, facciamo il gioco dell’aggressore o “provocatore”.

In questi casi è opportuno sapere che la parola e l’espressione facciale alterano radicalmente il senso dello sguardo. Il contenuto oculare forzato ha senso solo se lo sguardo è minaccioso e le parole che lo accompagnano sono aggressive. Senza staccare lo sguardo è possibile mutare le espressioni facciali e le parole. Se il nostro sguardo comunica calma (risoluta) e le nostre parole ricercano la mediazione questa dinamica viene divelta.

Sul piano pratico bisogna:

    Tenere il volto rilassato e non contratto, quindi, evitare occhi e sguardi minacciosi, mascelle serrate ecc.
    Lo sguardo non deve essere asimmetrico cioè non bisogna guardare dall’alto verso il basso con fare di superiorità o viceversa.
    Le parole devono avere un tono tranquillo sia nella forma che nei contenuti.

Le strategie qui elencate sono le più utilizzate da coloro che vogliono, consapevolmente o meno, provocarci. È opportuno saperle riconoscere per evitare situazioni di conflitto.


Per approfondire
  • Assertività - Wikipedia
  • Come difendersi dai provocatori da Riza.it
  • Gestire provocazioni e offese. A cura della Dott.ssa Simona Lauri Milano. Scritto in Comunicazione
  • Lo Stress Si Combatte Con Le Tecniche Respiratorie. Lucia D’Addezio
  • Manuale di Psicologia sgarbata. L’arte di tutelare se stessi dagli altri e da…se stessi. Matteo Marini. 2010
  • Parole Pallottole. Difendersi dalla Violenza delle Parole. Antonella Lucato. Edizioni Psiconline. Maggio 2013  

 

Articolo a cura della dott.ssa Angela Chiara Leonino

 

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